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Legge di bilancio 2026: le novità che contano per PMI, imprenditori e professionisti (con impatto su cassa e pianificazione)

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La Legge di bilancio 2026 (L. 30.12.2025 n. 199, in vigore dall’1.1.2026) contiene misure che, per chi guida un’impresa o uno studio, non vanno lette come “bonus” o “ritocchi”: molte incidono su ritenute e netto, su scelte di regime, su timing di investimenti, e soprattutto su rischi di blocco incassi/compensazioni collegati alla riscossione.

1) IRPEF 2026: riduzione dell’aliquota “centrale” e applicazione immediata nelle ritenute
Dal 2026 l’aliquota IRPEF del secondo scaglione (reddito imponibile oltre 28.000 e fino a 50.000 euro) scende dal 35% al 33%, con un risparmio massimo teorico di 440 euro. La novità è strutturale e si riflette anche nelle dichiarazioni 2027, ma il punto operativo è che si applica già alle ritenute su lavoro dipendente e assimilati 2026.

2) Detrazioni: riduzione di 440 euro oltre 200.000 euro e “base” di reddito più ampia di quanto si pensa
Per i contribuenti con reddito complessivo superiore a 200.000 euro, dal 2026 è prevista una riduzione di 440 euro della detrazione per determinati oneri, proprio per “neutralizzare” il beneficio massimo dell’IRPEF. Il documento chiarisce anche come si determina il reddito complessivo ai fini del limite: entrano, tra l’altro, cedolare secca e redditi assoggettati al regime forfetario, e si assume il reddito al netto dell’abitazione principale. Questo rende necessaria una simulazione più accurata nelle pianificazioni personali degli imprenditori.

3) Addizionali regionali e comunali: transitorio prorogato e scadenza 15 aprile 2026
È prorogato al 2028 il regime transitorio che consente a Regioni/Comuni di mantenere aliquote differenziate sui “vecchi” scaglioni. Per il 2026, il termine per deliberare l’applicazione dei vecchi scaglioni per l’addizionale comunale è 15.4.2026. Per chi fa budget su netto/costo del lavoro, è un dettaglio che evita errori di stima.

4) Lavoro: premi di risultato più convenienti nel biennio 2026–2027
Sui premi di risultato e sulle somme di partecipazione agli utili erogati nel 2026 e 2027, l’imposta sostitutiva scende dal 5% all’1% e si applica fino a 5.000 euro. È una leva di politica retributiva che conviene trattare come scelta gestionale (non come dettaglio fiscale).

5) Regime forfetario: soglia redditi da dipendente a 35.000 euro anche per il 2026
La causa di esclusione dal forfetario legata ai redditi di lavoro dipendente/assimilati resta innalzata a 35.000 euro anche per il 2026. Attenzione al meccanismo: per applicare il forfetario nel 2026 si guardano i redditi 2025.

6) Investimenti: iper-ammortamenti 4.0 e 5.0 (2026–30.9.2028) con procedura GSE
Per i titolari di reddito d’impresa arrivano gli iper-ammortamenti (maggiorazione del costo ai fini delle quote/canoni) su investimenti in beni 4.0/5.0 e su beni strumentali all’autoproduzione di energia rinnovabile destinata all’autoconsumo, effettuati dall’1.1.2026 al 30.9.2028. La maggiorazione è a scaglioni (180% / 100% / 50%) e l’accesso richiede comunicazioni e certificazioni su piattaforma GSE: qui il tema è tanto “beneficio” quanto compliance e timing.

7) Rivalutazioni partecipazioni: imposta sostitutiva al 21% (terreni 18%) e test di convenienza
Sale dal 18% al 21% l’imposta sostitutiva per la rideterminazione del costo fiscale delle partecipazioni; resta 18% sui terreni. L’efficacia riguarda rivalutazioni riferite all’1.1.2026 perfezionate entro 30.11.2026. Nel documento è esplicitata anche la logica di convenienza (confronto 21% sull’affrancamento vs 26% sulla plusvalenza finanziaria).

8) Dividendi, plusvalenze e PEX: requisiti minimi e nuova tassazione “tutta nell’anno”
Due passaggi incidono direttamente su pianificazione e cassa:
  • Dividendi e plusvalenze su partecipazioni (soggetti imprenditori): i regimi agevolati si mantengono solo se la partecipazione è almeno 5% oppure ha valore fiscale ≥ 500.000 euro; in difetto, dividendi e plusvalenze diventano integralmente imponibili (con decorrenze dal 2026).
  • Plusvalenze nel reddito d’impresa: dal 2026, per beni strumentali/patrimoniali e partecipazioni non esenti, la plusvalenza concorre per intero nell’esercizio di realizzo: viene meno la rateizzazione “ordinaria” in 5 anni. Resta invece la rateizzazione (max 5 periodi) per cessione di azienda o ramo d’azienda, se posseduti da almeno 3 anni. Il documento richiama anche l’effetto sugli acconti 2026.
9) Riscossione: rottamazione-quinquies, blocco pagamenti PA e compensazioni più “a rischio”
Qui l’impatto è immediato sulla tesoreria:
  • Rottamazione-quinquies: domanda entro 30.4.2026, liquidazione entro 30.6.2026, pagamento (o prima rata) entro 31.7.2026; fino a 54 rate bimestrali, interessi 3% dall’1.8.2026, decadenza se salta l’unica rata o 2 rate anche non consecutive (senza tolleranza 5 giorni). Per i ruoli formatisi (cioè passati all’ente di riscossione) entro il 31/12/2023.
  • Pagamenti PA ai professionisti: dal 15.6.2026 si elimina la soglia 5.000 euro: il blocco si attiva per pagamenti e ruoli di qualsiasi importo (anche non tributari).
  • Compensazioni: la soglia per il divieto scende da 100.000 a 50.000 euro, con decorrenza attesa dall’1.1.2026; il divieto non opera con dilazione o domanda di rottamazione e blocca la compensazione anche per l’eventuale eccedenza.
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