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Liquidità: non basta sapere quanta cassa c’è oggi

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Data: 
lunedì 01 giugno 2026
Liquidità: non basta sapere quanta cassa c’è oggi
Nel percorso avviato con il prologo ci siamo chiesti: cosa dice quel bilancio?
Siamo partiti dalla prima direttrice di analisi: la redditività.
Abbiamo visto che la redditività del capitale investito non dipende solo dalla marginalità, ma dal prodotto di due determinanti:
Redditività del capitale investito = ROS × Turnover
Il ROS misura la marginalità operativa delle vendite.
Il Turnover misura invece la capacità dell’azienda di generare ricavi rispetto al capitale investito.
Con il contributo sul Turnover abbiamo introdotto un passaggio decisivo: il capitale investito non è neutro.
Più capitale serve per sostenere il modello aziendale, maggiore sarà il fabbisogno finanziario dell’impresa.
Ed è da qui che si apre la seconda direttrice del nostro percorso: la liquidità.
Più capitale investito significa più fabbisogno di liquidità
Ogni impresa, per funzionare, deve impiegare capitale.
Capitale negli impianti.
Capitale nei macchinari.
Capitale nel magazzino.
Capitale nei crediti verso clienti.
Capitale nelle risorse necessarie a sostenere il ciclo operativo.
Questo capitale deve essere finanziato.
Con mezzi propri, con debiti verso banche, con debiti verso fornitori o con altre forme di credito.
Il punto è semplice: quanto più l’impresa assorbe capitale, tanto più deve disporre di fonti finanziarie adeguate.
Per questo redditività e liquidità sono collegate.
Un’azienda può avere margini positivi, ma trovarsi comunque in tensione finanziaria se il proprio modello assorbe troppa liquidità.
Può accadere, ad esempio, quando:
  • i clienti pagano lentamente;
  • il magazzino cresce più dei ricavi;
  • gli investimenti assorbono risorse;
  • la struttura patrimoniale non è coerente con i tempi di incasso e pagamento.
Le caratteristiche delineate determinano un assorbimento di liquidità che può comportare l’innalzamento dei debiti finanziari fino a determinare rimborsi significativi e non sostenibili.
La liquidità, quindi, non è un tema separato dalla gestione.
È una conseguenza diretta di come l’azienda produce, vende, incassa, investe.
Liquidità statica e liquidità dinamica
Quando si parla di liquidità, il primo dato che spesso si osserva è il saldo disponibile.
Quanta cassa c’è?
Qual è il saldo dei conti correnti?
Quali disponibilità liquide risultano a bilancio?
Sono informazioni utili, ma non sufficienti.
La liquidità non va letta solo in modo statico, cioè come fotografia di un determinato momento.
Va letta soprattutto in modo dinamico.
Occorre chiedersi:
come si è formata quella liquidità?
da quali flussi deriva?
è cresciuta o diminuita rispetto ai periodi precedenti?
è destinata ad aumentare o ridursi nei mesi successivi?
è sufficiente a sostenere gli impegni futuri?
Il saldo di cassa è un punto di arrivo temporaneo.
La gestione finanziaria richiede invece di comprendere il movimento: da dove entra la cassa, dove viene assorbita e quale sarà la sua evoluzione prospettica.
Un saldo positivo può nascondere tensioni future.
Un saldo temporaneamente basso può essere compatibile con una gestione sana, se i flussi attesi sono coerenti e governati.
Per questo la liquidità va letta sia nella situazione contingente sia nella sua evoluzione storica e prospettica.
Gli indici di bilancio per misurare la liquidità
Una prima lettura dello stato di salute finanziario può essere fatta attraverso gli indici di liquidità.
Si tratta di indicatori costruiti partendo dallo Stato Patrimoniale, in particolare dalla riclassificazione secondo il criterio della liquidità ed esigibilità.
L’obiettivo è capire se le risorse che l’azienda potrà trasformare in cassa nel breve periodo sono coerenti con gli impegni che dovrà sostenere nello stesso orizzonte temporale.
Current Ratio
Formula:
Current Ratio = Attivo corrente / Passivo corrente
Questo indicatore misura il rapporto tra attività correnti e passività correnti.
In termini semplici, confronta le risorse che dovrebbero trasformarsi in liquidità nel breve periodo con gli impegni che diventeranno esigibili nello stesso periodo.
È un primo indicatore di equilibrio finanziario di breve periodo.
Tuttavia deve essere letto con cautela, perché all’interno dell’attivo corrente sono presenti anche componenti che non sempre si trasformano rapidamente in cassa, come il magazzino o alcuni crediti di difficile incasso.
Per questo il Current Ratio è utile, ma non sufficiente.
Quick Ratio
Formula:
Quick Ratio = (Attivo corrente - Magazzino) / Passivo corrente
Il Quick Ratio restringe l’analisi, escludendo il magazzino.
La logica è chiara: le rimanenze sono capitale investito, ma non sempre sono immediatamente liquidabili.
Per trasformarsi in cassa devono essere vendute e poi incassate.
Questo indicatore è quindi più prudente rispetto al Current Ratio, perché misura la capacità dell’impresa di far fronte agli impegni correnti senza fare affidamento sulla liquidazione del magazzino.
È particolarmente utile per quelle aziende in cui le scorte hanno tempi di rotazione lunghi, rischio di obsolescenza o valori difficili da trasformare rapidamente in incasso.
Acid Ratio
Formula:
Acid Ratio = Disponibilità liquide / Passivo corrente
L’Acid Ratio è ancora più restrittivo.
Confronta le sole disponibilità liquide con le passività correnti.
Misura quindi la capacità immediata dell’impresa di far fronte agli impegni di breve periodo utilizzando la liquidità già disponibile.
Anche questo indicatore deve essere interpretato con attenzione.
Un valore basso può essere fisiologico in aziende che lavorano con cicli di incasso rapidi e ben governati.
Un valore apparentemente elevato può invece non essere sufficiente se sono in arrivo impegni straordinari o rimborsi rilevanti.
Gli indici di liquidità sono quindi importanti, ma rappresentano solo una prima lettura.
Servono a misurare lo stato della liquidità in un determinato momento.
Non bastano, però, a spiegare come quella liquidità si è formata e se sarà sostenibile nel tempo.
Il ciclo del circolante: dove la liquidità si blocca
Accanto agli indici patrimoniali di liquidità, è necessario osservare il ciclo del circolante.
Perché una parte rilevante della liquidità aziendale non si trova solo nei conti correnti, ma resta assorbita nei tempi della gestione ordinaria.
L’impresa acquista, produce o rivende, tiene scorte, vende, emette fattura, incassa, paga i fornitori.
Tra questi passaggi si genera un intervallo temporale che può assorbire o liberare liquidità.
Una misura utile è il Tempo Medio di Rotazione del Circolante, che può essere letto così:
TMRC = TMI + TMGS - TMP
Dove:
TMI = Tempo Medio di Incasso
misura in quanti giorni, mediamente, l’azienda incassa dai clienti.
TMGS = Tempo Medio di Giacenza delle Scorte
misura per quanti giorni, mediamente, le scorte restano immobilizzate in magazzino.
TMP = Tempo Medio di Pagamento
misura in quanti giorni, mediamente, l’azienda paga i fornitori.
La formula esprime una logica molto concreta:
Tempo medio di incasso + Tempo medio di giacenza scorte - Tempo medio di pagamento = Tempo medio di rotazione del circolante
In altri termini, misura per quanti giorni l’impresa deve finanziare il proprio ciclo operativo.
Tempo Medio di Incasso
Il Tempo Medio di Incasso segnala quanto tempo passa tra la vendita e l’incasso.
Se aumenta, significa che il fatturato resta più a lungo nei crediti verso clienti.
Questo può dipendere da condizioni commerciali concesse, ritardi nei pagamenti, debolezza nei processi di sollecito o squilibri nel rapporto con alcuni clienti.
Il punto manageriale è chiaro:
vendere non significa incassare.
Un aumento dei ricavi può migliorare il Conto Economico, ma peggiorare la liquidità se i tempi di incasso si allungano.
Tempo Medio di Giacenza delle Scorte
Il Tempo Medio di Giacenza delle Scorte misura quanto capitale resta fermo nel magazzino.
Un magazzino elevato può essere necessario per garantire continuità produttiva, tempi di consegna rapidi o un determinato livello di servizio al cliente.
Ma resta capitale assorbito.
Le domande da porsi sono:
il livello di magazzino è coerente con il modello di business?
le scorte ruotano con una velocità adeguata?
il cliente remunera il servizio che l’impresa offre mantenendo quel magazzino?
esistono scorte lente, obsolete o non più coerenti con la domanda?
Il magazzino non è solo una voce dell’attivo.
È liquidità non ancora disponibile.
Tempo Medio di Pagamento
Il Tempo Medio di Pagamento misura quanto tempo l’impresa impiega mediamente per pagare i fornitori.
I debiti verso fornitori rappresentano una forma fisiologica di finanziamento del ciclo operativo.
Ma anche qui la lettura deve essere equilibrata.
Un allungamento dei tempi di pagamento può migliorare temporaneamente la liquidità, ma può anche segnalare tensioni finanziarie o generare problemi nei rapporti con la catena di fornitura.
Il punto non è pagare il più tardi possibile.
Il punto è mantenere coerenza tra tempi di incasso, tempi di giacenza e tempi di pagamento.
Perché il TMRC è importante
Il Tempo Medio di Rotazione del Circolante aiuta a capire quanto la gestione ordinaria assorbe liquidità.
Se il TMRC è elevato, l’azienda deve finanziare per più giorni il proprio ciclo operativo.
Questo significa maggiore fabbisogno finanziario.
Se il TMRC si riduce, l’azienda libera liquidità o riduce il capitale necessario per sostenere il medesimo livello di attività.
Per questo il ciclo del circolante è un ponte naturale tra analisi della liquidità e analisi della gestione.
Non riguarda solo l’area amministrativa.
Riguarda vendite, acquisti, produzione, logistica, condizioni commerciali e rapporti con clienti e fornitori.
La liquidità non si legge solo nel saldo
Gli indici patrimoniali e il ciclo del circolante permettono di leggere la situazione contingente dell’impresa.
Da un lato osserviamo se le attività correnti sono coerenti con le passività correnti.
Dall’altro analizziamo quanto tempo il capitale resta assorbito nella gestione ordinaria.
Questa lettura consente di individuare segnali importanti:
  • liquidità immediata insufficiente;
  • eccessiva dipendenza dal magazzino;
  • crediti commerciali troppo elevati;
  • tempi di incasso non coerenti;
  • scorte lente;
  • tensioni nei pagamenti ai fornitori;
  • fabbisogno finanziario crescente.
Ma anche questa analisi non è sufficiente da sola.
Per capire davvero la liquidità occorre fare un passo ulteriore: passare dagli stock ai flussi.
Il bilancio fotografa una situazione.
Il rendiconto finanziario racconta il movimento.
Nel prossimo contributo parleremo proprio di questo: i flussi finanziari.
Vedremo come distinguere:
  • flusso di cassa della gestione caratteristica;
  • flusso di cassa degli investimenti;
  • flusso di cassa dei finanziamenti.
Perché la domanda decisiva non è solo quanta liquidità c’è oggi.
È soprattutto questa:
la gestione aziendale produce cassa sufficiente per sostenere gli impegni dell’impresa?
Nel prossimo contributo passeremo dall’analisi della liquidità contingente all’analisi dinamica dei flussi finanziari.
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